Artificial Intelligence, volti di un passato onirico
di Marcantonio Lunardi
MURF Museo multimediale Rocche e
Fortificazioni della Valle del Serchio
Barga (LU)
VOLTI DI un PASSAto onIRICO … che guardano al futuro
“La tecnologia è solo uno strumento. Ciò che conta è come gli artisti la utilizzano per esprimere sé stessi e creare opere che toccano il cuore delle persone.” Questo è quanto asseriva Joseph Nicéphore Niépce autore, nel 1826, del primo scatto fotografico della storia. A quell’epoca l’invenzione della macchina fotografica aveva completamente rivoluzionato il modo di vedere ed affrontare la realtà e ci fu chi guardò alla fotografia come una minacciosa forma di concorrenza, chi invece si confrontò con essa su piani differenti. Avvicinandosi a tempi più moderni, nell’ottobre 2018, nella prestigiosa casa d’aste Christie’s viene venduta, per 432.500 dollari, la prima opera creata dall’intelligenza artificiale che sia mai stata messa in vendita sul mercato. E’ indubbio che, nella storia, l’avvento delle tecnologie abbia dato vita a nuove forme di realizzazione e diffusione del lavoro artistico e che le risposte a queste innovazioni siano sempre state contrastanti, da un lato sperimentando e assimilandole nell’immaginario, dall’altro rifiutandone la modernità.
Il modo di comunicare oggi si confronta con le questioni inerenti i linguaggi multimediali e trova nuovi e continui esiti nelle sperimentazioni degli artisti contemporanei. Il lavoro di Marcantonio Lunardi testimonia che il mondo dell’arte sta subendo un cambiamento e che sta ponendo le basi per la formazione di nuove frontiere. Lunardi affronta il tema e indaga come i sistemi d’intelligenza artificiale (AI) possano essere strumento per sperimentare nuove forme di espressione e superare i confini di ciò che è possibile fare. Inserendosi nell’attuale dibattito sui processi generativi, la mostra lascia infatti spazio a riflessioni critiche sul ruolo dell’AI nell’arte, invitando lo spettatore ad interrogarsi sul nostro rapporto con la realtà, sul senso della memoria e dell’umanità, sulla storia e sull’identità. Marcantonio Lunardi, documentarista e video artista, nel raccontare i disagi sociali e le discrepanze della politica, esplora le nuove frontiere della produzione culturale e carica le immagini di simboli, esortandoci a chiederci che cosa si intende oggi con il termine “Arte”.
Nei suoi ritratti di nobildonne, una selezione di cinque opere inedite, che lasciano pensare ai dipinti fiamminghi o del rinascimento italiano, non risulta possibile individuare una coerenza spazio-temporale perché le tradizionali unità aristoteliche di tempo, luogo e azione, si dissolvono. Sono opere capaci di aprirsi su nuovi mondi, che, attraverso l’inserimento di particolari, rimandano alle nuove tecnologie, raccontano storie di personaggi, recuperano un passato che guarda al futuro. I corsetti diventano tute futuristiche, i copricapi come caschi d’astronauta, avvolgono volti frontali o, più spesso, di tre quarti, mentre inserti lenticolari e rigidi busti elettronici prevedono bottoni e ipotetiche spie d’accensione. L’immersione delle opere in questo tempo cristallizzato lascia spazio ad uno sguardo non solo attento, ma riflessivo, capace di comprendere i complessi intrecci tra tradizione e innovazione e i crescenti processi di cambiamento culturale in atto tra reale e virtuale.
Nel contesto particolarissimo del MurF Museo multimediale Rocche e Fortificazioni della Valle del Serchio, l’arte contemporanea di Lunardi dialoga con la storia, la cultura e la geografia fisica e umana del territorio, raccontati, come contenuti digitali, in un’atmosfera immersiva e affascinante. Durante tutto il periodo della mostra sarà possibile soffermarsi sul dialogo tra tradizione e modernità nel parallelo tra ciò che offre il museo e le nuove creazioni dell’artista: da una parte le tradizioni e la storia della Valle del Serchio, rese fruibili attraverso le nuove tecnologie della multimedialità, dall’altra i ritratti su tela, opere che richiamano alla tradizione della pittura europea, generati attraverso nuovi media. Sarà un’occasione imperdibile per conoscere il lavoro di uno degli artisti più originali e impegnati del panorama italiano e per ragionare sul futuro dell’arte.
Lucia Morelli
[imagely id=”2″]Progetto Industrial
Fotografia dal web è l’ultima sperimentazione del videoartista Marcantonio Lunardi. Se c’è un filo conduttore che lega questa nuova fase artistica alla precedente, è il desiderio di lasciar tracce, seminare e condensare immagini, che sfuggono nella dimensione dell’audiovisivo
Ciò nonostante, la necessità di costruire narrazioni in sequenze animate è talmente radicata nell’impulso creativo di Lunardi da includere nel progetto Industriai, un video sperimentale di animazione 2D e 3D, The Edge. Titolo volutamente emblematico che ci pone sul margine del reale.
Al confine tra virtuale e reale camminiamo quotidianamente, con passi svelti che calpestano il terreno mentre lo sguardo si perde sui display di smartphone e pc. Più volte Lunardi ci aveva indotti alla riflessione sull’evoluzione tecnologica e su come essa possa incidere sulla nostra percezione del reale.
Un chiaro esempio di questa nuova “ecologia della mente” sono i recenti video 370 New World, Public Space e The ldol, in cui il videoartista lucchese ci mostra le diverse sfaccettatura di dinamiche sociali in continua evoluzione: dalla solitudine quotidiana alla messa in scena di immagini fetali, dal silenzio domestico al chiacchiericcio mediatico, nuovo idolo sacralizzato che si sostituisce al credo religioso.
Sui precedenti lavori video, lo storico dell’arte Renato Barilli si era espresso giudicando la sua opera “un importante messaggio di complessità che ingloba una raffinata e algida estetica a una disperata e appassionata poesia e che esprime un abbandono dal quale difficilmente è possibile emergere”.
La fotografia dal web è il nuovo linguaggio che Lunardi ha scelto di usare per realizzare i recenti progetti grafici che lo hanno visto impegnato su tre fronti differenti: fotografie dal web di opere di street art Google Earth Fantasy Art, cartoline e francobolli prodotte e inviate ad amici e conoscenti e Industriai, che ritrae luoghi di lavoro e produzione industriale di tutto il mondo abbandonate.
Prelevare una parte del mondo è pratica consueta, soprattutto da quando scattare foto e realizzare screenshot sono diventate azioni eseguite con regolarità da un numero notevole e in crescita di persone. Se la ricerca di poesia nel quotidiano è stata la caratteristica principale di Lunardi, ricreare racconti senza il montaggio di immagini in sequenza o postproduzione, è diventata la nuova sfida.
È sul margine tra reale e digitale che Industriai costruisce la sua poetica visiva: scatti dal web che a sua volta su Google Earth si deformano a causa di errori algoritmici. Prendono vita stereofotografie aeree dai colori e forme alterate. In giro per il mondo con dito e occhio vigile, Lunardi ha realizzato con Industriai un reportage fotografico che narra la bellezza dell’abbandono prodotta da deformazioni virtuali.
È ancora una volta sul confine tra reale e virtuale che si costruisce il video The Edge, durante il quale l’avatar percorre le strade digitalizzate di Parigi. Nella sua solitudine solo le voci e le urla registrate dell’attentato al Bataclan del 13 novembre lo accompagnano in questa passeggiata virtuale, tra dolori reali e distanze geografiche pressoché nulle, sotto l’occhio dei satelliti di Google.
Marcantonio Lunardi si rileva sempre sensibile alle dinamiche sociali, ai cambiamenti sociologici e alle trasformazioni umanoidi delle tecnologie. Insegue il reale, lo scandaglia e lo rielabora in poesia per gli occhi. Che sia una videocamera, un obiettivo fotografico o una net camera il videoartista lucchese ancora una volta mette in luce come il reale sia l’illusione permanente di un pensiero dominante e condiviso.
L’artista è sul margine, fuori fuoco, dentro e fuori la rete web.
Daniela Camarda – Curatrice della mostra
[imagely id=”3″]Nature morte pandemiche
Dal punto di vista formale, la serie Nature morte pandemiche segna per Marcantonio Lunardi l’inizio di un nuovo percorso narrativo, sviluppato attraverso l’utilizzo di innovative tecniche di fotogrammetria su piccola scala. Le opere nascono dall’esigenza di raccontare il quotidiano extra-ordinario della contemporaneità pandemica, traducendo il genere classico della natura morta in una dimensione visiva pop e profondamente attuale.
Lontane da ogni forma di spettacolarizzazione, queste composizioni si caratterizzano per una forte sintesi visiva e per una riduzione all’essenziale che richiama l’approccio documentaristico da cui proviene la ricerca dell’artista. La distanza imposta dall’osservazione diventa così uno strumento di analisi: l’emotività viene sospesa e il soggetto osservato assume la precisione quasi scientifica dello sguardo dell’entomologo, capace di rendere tollerabile l’intollerabile attraverso il distacco.
Le opere recuperano inoltre la tradizione pittorica delle nature morte spagnole del Cinquecento, riprendendone i colori caldi e i forti chiaroscuri, qui rielaborati all’interno di stampe digitali. I soggetti classici del genere vengono collocati su semplici tavole di legno e messi in dialogo con oggetti medicali ormai entrati a far parte della quotidianità domestica, creando un cortocircuito visivo tra memoria storica e presente.
tecnica: Archival pigment print – carta Hahnemühle Photo Silk Baryta 310 – anno: 2021 – misure (alt, base): cm 50 x cm 50
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